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blushp revious.
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June 10, 2026 at 1:14 pm #1452
blushp revious
ParticipantLavoro in un ufficio. Non dirò quale, ma è di quelli con i controsoffitti, le piante finte e l’aria condizionata che ti secca gli occhi. Passo le giornate a compilare fogli Excel che nessuno leggerà mai e a rispondere a email che iniziano con “Per quanto necessario”. A volte guardo l’orologio e sembra che il tempo si sia fermato per fare una pausa caffè senza di me.
Qualche settimana fa, però, una pausa pranzo è finita diversamente.
Ero da solo in ufficio. Tutti gli altri erano scesi al bar sottostante, quello con i panini scotti e le code infinite. Io avevo portato il solito tupperware con riso e pollo. Roba triste, ma veloce. Finisco di mangiare in dieci minuti. Ne restano cinquanta da ammazzare. Non avevo voglia di scrollare i social. Non avevo voglia di fare niente.
Allora ho aperto il telefono. E ho pensato: “Perché no?”
Non giocavo da mesi. L’ultima volta avevo perso trenta euro in dieci minuti e avevo bestemmiato così forte che il vicino di casa aveva bussato al muro. Da quel giorno, avevo disinstallato tutto. Ma quella mattina, non so bene perché, avevo rimesso l’app. Forse per noia. Forse perché il pollo era troppo asciutto. Forse perché fuori pioveva e la pioggia mi rende stupido.
Apro l’app. La schermata iniziale, i colori vivaci, le promozioni che lampeggiano. Inserisco email e password. È un gesto meccanico, ormai. Il mio vavada casino login lo conosco a memoria. Come il numero della carta d’identità. Come il pin del bancomat. Solo che al bancomat ci vado per prelevare, qui entravo per dimenticare.
Il saldo era zero. Giusto. Non avevo più niente. Ricarico quaranta euro. Una cifra che posso permettermi di perdere senza dover chiedere un prestito a mia madre. Lo chiamo “budget della noia”. Tutti abbiamo un budget della noia. Chi compra scarpe che non metterà mai, chi si abbona a servizi di streaming che non guarda. Io lo gioco alle slot. Almeno è onesto.
Scelgo un gioco con i diamanti. Non so perché, ma i diamanti mi rilassano. Luccicano, cadono, fanno un suono tipo vetrino che si rompe delicatamente. Inizio con puntate basse. Cinquanta centesimi. Vinco due euro. Perdo un euro. Vinco tre euro. Perdo cinquanta centesimi. Un lento saliscendi che non mi fa né caldo né freddo.
Ma poi, al ventesimo giro circa, succede qualcosa.
Lo schermo trema. Letteralmente. Il telefono vibra in modo strano, non come quando arriva una notifica. Più lungo, più profondo. Escono tre diamanti blu. Quelli grossi, quelli che non escono mai. Il moltiplicatore si attiva: x10. Il conto passa da trentasette euro a centotrenta in un secondo.
Trattengo il respiro.
Alzo la testa e guardo l’ufficio vuoto. La scrivania di Silvia, quella con la foto del gatto. La stampante che fa rumore anche quando è spenta. Tutto uguale. Ma io non sono più uguale. Ho centotrenta euro in più. E nessuno lo sa.
Avrei potuto smettere lì. Era la mossa intelligente. Invece, da bravo cretino, continuo. Ma stavolta cambio gioco. Passo a una slot con i frutti. Ciliegie, limoni, angurie. Sembra di essere tornato ai vecchi bar degli anni Novanta, quando i nonni mettevano le monetine e fumavano al chiuso.
La nuova slot è generosa. O forse sono io che ho la mano calda. Non lo so. Fatto sta che le vincite arrivano una dietro l’altra. Dieci euro, quindici, venti. Il salto è lento ma costante, come un’auto in salita che però non molla mai. Ogni volta che penso “ora finisce”, invece continua.
A un certo punto il totale tocca trecentoventi euro.
Mi alzo dalla sedia. Vado alla finestra. Guardo giù per strada. La gente cammina sotto la pioggia con ombrelli neri. Nessuno sa che al quarto piano, dietro una scrivania di plastica, un impiegato con la camicia stropicciata ha appena vinto più di quanto guadagna in tre giorni di lavoro.
Rientro. Controllo lo schermo. I soldi sono ancora lì. Non è stato un sogno.
Faccio un respiro profondo e prendo una decisione: incasso tutto tranne cinquanta euro. I cinquanta li lascio per un’altra volta. Non ho la forza di chiudere del tutto. Ma i duecentosettanta puliti, quelli voglio vederli sul conto corrente. Preme il tasto “ritira”. Scrivo l’importo. Confermo.
Mentre aspetto la transazione, penso a cosa farò con quei soldi. Non è una cifra che cambia la vita, ma cambia la giornata. E forse è proprio questo il punto. Cambiare la giornata.
Esco dall’app. Chiudo tutto. Il mio vavada casino login è stato utile per quaranta minuti. Poi sono tornato a essere il solito impiegato con la solita camicia. Ma con un sorriso diverso.
Quel pomeriggio, quando sono tornati i colleghi, nessuno ha notato niente. Silvia mi ha chiesto se aveva piovuto. Le ho detto di sì. Marco mi ha chiesto se avevo finito il pollo. Ho detto di sì. Il capo mi ha chiesto se avevo fatto quel foglio. “Subito”, ho mentito. Ma dentro di me stavo già pensando a come avrei speso quei soldi.
Alla fine ho comprato un paio di scarpe da corsa. Nemmeno le uso tanto, ma volevo qualcosa che mi ricordasse che a volte, nelle giornate più grigie, può succedere qualcosa di verde. Le scarpe sono rosse. Un rosso acceso. Le indosso la domenica mattina, quando il quartiere è vuoto e posso correre senza dare spiegazioni.
Qualcuno dirà che è irresponsabile giocare durante l’orario di lavoro. Forse è vero. Ma vi giuro che quella pausa pranzo, con il riso ormai freddo e la pioggia fuori, è stata la pausa più bella dell’anno. Non ho detto niente a nessuno. Non lo farò mai. Ma ogni volta che apro l’app e vedo la schermata di vavada casino login, mi viene in mente quella faccia allo specchio. Quella di uno che non ci sperava più, e invece per una volta la fortuna l’ha guardato dritto negli occhi.
Non ho più vinto niente di grosso da quel giorno. Non importa. Quella volta è bastata. Come quando fai centro al tiro a segno una volta sola e poi appendi il fucile al chiodo. La storia è già scritta. Ed è bella così.
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